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La crisi economica favorisce chi produce beni di lusso

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L’euro sempre più debole aiuta chi ha sede in Italia ma vende in Paesi che usano come moneta il dollaro

L’euro sempre più indebolito sembra favorire anche molte società e aziende italiane del lusso, almeno nelle quotazioni della Borsa. La ragione, secondo gli analisti, sta nel fatto che le stesse aziende di moda producono e hanno la propria sede logistica in Italia, ma al tempo stesso i profitti sono provenienti tutti da paesi che usano come moneta il dollaro: Usa e continente asiatico in prevalenza. Non per niente un marchio celebre come quello calzaturiero Tod’s, di Diego della Valle, ha guadagnato nei primi cinque mesi dell’anno il 5,4% in Borsa, sfruttando i vantaggi della debolezza dell’euro, visto che Tod’s produce in Italia ma il 30% delle sue vendite arriva al di fuori dell’area dell’euro.

Discorso simile per Bulgari, che nel lusso riesce ad esportarsi sempre di più al di fuori della zona d’influenza della moneta europea:nei primi cinque mesi del 2010 il titolo ha avuto in borsa un rialzo del 7,91%. Bulgari esulta meno per la produzione concentrata in Svizzera, che riduce l’impatto positivo sul fronte dei costi per il rafforzamento del franco svizzero rispetto all’euro.  Anche Luxottica, l’azienda bellunese che fa capo a Del vecchio, leader nel settore degli occhiali, trae vantaggio dalla debolezza dell’euro: più dei due terzi delle sue vendite avviene al di fuori della zona d’influenzadell’euro. Ma anche parte della produzione avviene fuori dall’Italia,Usa e Cina su tutti.

In certi casi non è solo la debolezza dell’euro a favorire i marchi del lusso e della moda, quanto la recessione economica in sé. Perché il consumatore medio, nell’ottica del risparmio intelligente, spende meno per i beni più discrezionali, affidandosi però a una selezione più accurata di ogni prodotto quando ha intenzione di spendere meglio.

È il caso di Burberry per quanto riguarda gli impermeabili, Lvmh e Hermes per le borse, Omega per gli orologi e Cartier per i gioielli. Insomma, la qualità e la scelta di un prodotto sicuro piuttosto che meno caro. Insomma il contrario di quello che sarebbe lecito attendersi in un’epoca di crisi economica. Del resto si sa che per le Ferrari non c’è mai crisi, ma per le utilitarie le crisi purtroppo ci sono.

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Category : Economia
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