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Berlusconi appoggia Marchionne: Via la Fiat dall’Italia se operai dicono no a referendum

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Sulla vicenda Fiat prende posizione il premier Berlusconi, e, come al solito la sua dichiarazione suscita un ampio strascico di polemiche. Dalla Germania, dove è in visita ufficiale, il presidente del Consiglio afferma che “qualora il referendum Mirafiori avesse esito negativo, è giusto che l’azienda si sposti fuori dall’Italia”.

La dichiarazione ha scatenato una serie di durissime repliche, prima fra tutte quella del presidente della Cgil Susanna Camusso, la quale sostiene di non conoscere nessun primo ministro di nessun altro paese che si auguri che se ne vada il primario gruppo industriale dalla nazione di origine, e accosta il premier a Marchionne come coloro che si contendono il primato di chi sta facendo più danni al paese. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.  Secondo il capo del’’opposizione “Berlusconi è stipendiato dallo Stato italiano affinchè faccia il bene del paese,  si occupi degli interessi dello stesso, Eimpedisca la delocalizzazione delle imprese”,  concludendo il suo intervento con un laconico “è una vergogna”.

La Fiat è una gloriosa azienda, che, dall’anno della sua costituzione, ha vissuto momenti di crisi,nei quali i finanziamenti dello Stato (e l’intervento dei contribuenti) hanno rappresentato un’ancora di salvezza imprescindibile. Per tale ragione, per quanto qualcuno ritenga il contenuto del referendum vantaggioso per gli operai, sottoporre quest’ultimi ad un aut aut è sempre e comunque uno squallido ricatto, del quale ne pagheranno il prezzo, oltre che i lavoratori stessi, anche la già martoriata economia italiana. Non si può beneficiare dei soldi dello stato e quindi dei cittadini italiani per poi chiudere baracca e andare in lidi più vantaggiosi dove manodopera e materiali sono a basso costo. Del resto la volontà di alcuni sindacati e dei lavoratori è solo quella di far valere il loro diritto, sacrosanto e inalienabile, di alzare la voce qualora le condizioni lo impongano.

Il presidente del Consiglio,invece di avallare e dare man forte a questa pratica ricattatoria e meschina dovrebbe essere il primo a denunciarne l’amoralità e la pericolosità di tale gesto. Ma sappiamo di aver a che fare con un presidente particolarmente esterofilo, basti pensare ai suoi continui inviti ai giovani italiani di andarsi a cercare lavoro e crearsi una vita fuori dal proprio paese. Non dovrebbe sorprenderci quindi questo suo beneplacito nel liberarsi anche della principale industria di casa nostra.

U. Cataluddi

Movimento Unione Italiano

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