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New York patria del turismo gay?

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Venerdì scorso il parlamento dello Stato di New York ha approvato il matrimonio gay: con 33 sì, 29 no e quattro astensioni decisive da parte dei repubblicani ora le coppie dello stesso sesso possono contrarre legalmente matrimonio a New York. Lady Gaga, la famosissima pop star e icona del movimento gay aveva dichiarato:

«Non riesco a smettere di piangere, ce l’abbiamo fatta ragazzi». Manifestazioni, feste e eventi si sono susseguiti al Greenwich Village, dove la comunità ha celebrato questa grande vittoria. Michael Bloomberg, il sindaco della città, ha aperto il Gay Pride insieme al Governatore dello Stato, Andrew Cuomo.

E, immediatamente, il comune ha messo in piedi una campagna per fare della città americana una meta del turismo gay.
Come si chiama la campagna pubblicitaria?
“ NYC I Do”, New York lo fa, accetta… dice sì, insomma.
Ma perché questa campagna? Secondo New York & Company, l’agenzia che si occupa di marketing per la città americana, il business del matrimonio gay porterà in città milioni di dollari: per l’esattezza, secondo le stime, un giro d’affari di 31 milioni all’anno.

Secondo uno studio fatto fare dal comune saranno già 20mila le coppie che diranno “sì” quest’anno, più altre 40mila che arriveranno da altri stati.
«New York ha mandato un messaggio alla nazione forte e chiaro, è tempo per l’uguaglianza matrimoniale», ha dichiarato Cuomo, che pensa che questo diritto ora si spargerà in tutta l’America: ora solo sei stati sui cinquanta della confederazione accettano questo tipo di unione.

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